Aula magna

Aula magna

Descrizione

L’Aula Magna è un grande salone rettangolare di circa 19 metri di lunghezza per 9 di larghezza, con una altezza superiore ai 6 metri. L’Aula è coperta da una volta a padiglione ribassata, inframezzata da tre unghie o vele per ogni lato lungo, e una per ogni lato corto. Le unghie (o vele) sono dei triangoli sferici di raccordo tra la superficie piana delle pareti verticali e la copertura curvilinea della volta.

Sotto le vele trovano posto delle lunette, che sovrastano tre grandi porte-finestre, nel lato che affaccia su Via Vittorio Emanuele, che immettono in un largo balcone esterno caratterizzato da un’unica ringhiera continua. Sotto le lunette della parete longitudinale interna, un’ampia porta centrale consente l’accesso all’Aula Magna dal corridoio circolare, mentre altre due porte conducono a piccoli ambienti di servizio. Nella parete corta ad est, sotto la lunetta affrescata, una porta conduce allo Studio del Rettore, mentre nella parete ad ovest opposta un’altra porta cela un piccolo altare ricavato all’interno di un mobile in legno, appositamente studiato come tabernacolo: si tratta di una piccola cappella che serviva per la celebrazione della Messa, adornata con una tela che raffigura una Madonna con Bambin Gesù, di ignoto autore settecentesco. I lampadari che pendono dalla volta, su modello degli originari, sono realizzati in vetro di Murano.

Le pareti sono integralmente decorate con pitture a secco realizzate con monocromi con effetto seppia: per pittura a secco si intende la pittura che si esegue sull’intonaco asciutto (non a fresco), con diversi tipi di colore composti con fissanti e leganti. Il colore, quindi non viene assorbito dall’intonaco come nell’affresco. Gli esempi più antichi sono le pitture parietali preistoriche, realizzate con carbone o argille mescolate a grasso animale. Questo tipo di pittura, non ha le caratteristiche di qualità e durata dell’affresco ed è meno pregiata, ma rispetto a questo, consente numerosi vantaggi.

Il ciclo iconografico è di chiara lettura: le glorie siciliane, raffigurate nella fascia mediana a figura intera, sono i pilastri irrinunciabili su cui poggiano, nelle lunette sottese delle unghie della copertura, le glorie siciliane e catanesi del ‘600 e del ‘700. E così, sulle ideali spalle di grandi filosofi e matematici quali Caronda, Empedocle, Archimede, Teocrito, Stesicoro, Filonide, poggiano –rappresentati a mezzo busto e incorniciati in tondi celebrativi- Cutelli, Spedalieri, Recupero, Ingrassia, Gioeni e altri ancora. Il moderno sapere di giuristi, pensatori, astronomi, matematici, musicisti si fonda sulle scoperte degli antichi filosofi. A corredo dei tondi superiori, gli strumenti del sapere artistico, umanistico e scientifico con astrolabi, cannocchiali, cartigli, grossi volumi, strumenti musicali, capitelli, pergamene. Le figure intere dei filosofi, idealmente poste all’interno di illusionistiche nicchie, campeggiano con profondi chiaroscuri che solcano gli ampi
panneggi. Inoltre, fasce con archi acuti polilobati e finte architetture completano l’apparato decorativo lungo la volta a botte, simulando anche una ombreggiatura con effetto tridimensionale.

Val la pena ricordare, inoltre, che all’interno di questa Sala, divenuta per l’occasione Aula di Tribunale militare, nel 1837 furono condannati a morte, dopo un sommario processo, alcuni insorti contro il regime borbonico. Tra di essi ricordiamo Salvatore Barbagallo Pittà. I patrioti insorti, dopo la sentenza, furono giustiziati nel vicino Piano della Statua, che in seguito assunse il nome di Piazza dei Martiri. Questo avvenimento è ricordato nella lapide inaugurata nel 1926 e posta all’esterno dell’Aula Magna.

 

Dove si trova